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Quando l’evacuazione ebraica in Madagascar era la “soluzione finale” (endlösung)

2 ottobre 2011

Siccome crediamo nella libera divulgazione del pensiero, non poniamo nessun vincolo alla diffusione di  parti del libro, FATTA SALVA LA CITAZIONE DELL’OPERA E DEL BLOG.


In riferimento alle “vie alternative” rispetto all’emigrazione in Palestina, si dovrebbe accennare ad un progetto molto discusso negli uffici del Reich ma molto poco noto al pubblico. Esso sostanzialmente consisteva nell’evacuazione degli ebrei europei in un’area, tendenzialmente non europea, diversa dalla Palestina. Il paese da molti ritenuto più adatto, in particolare dopo la sconfitta della Francia nella seconda guerra mondiale, fu il Madagascar. Pare comunque che tale soluzione fosse meditata e condivisa da Himmler già dal 1934.

Tra il 1938 ed il 1939 il governo nazista riprese in mano l’idea. Il 12 novembre 1938 Göring accennò al fatto che Hitler era intenzionato a suggerire ai Paesi occidentali un piano di emigrazione degli ebrei europei in Madagascar. Effettivamente sia il ministro Schacht, sia Von Ribbentrop si mossero in questa direzione. Ovviamente, essendo il Madagascar una colonia francese, si imponeva un accordo con Parigi che non venne realizzato. Dopo la guerra lampo che condusse alla disfatta francese, i tedeschi ripresero in mano il progetto.

L’idea godeva dell’approvazione delle alte sfere naziste ma non esisteva ancora un piano di attuazione concreto. Il ministro degli Esteri Von Ribbentrop diede ordine al suo collaboratore Franz Rademacher di predisporlo. Il Piano Madagascar doveva essere inserito nel trattato di pace con la Francia. La proposta era certamente affascinante per molti gerarchi, tanto più che fino a quando non fu abbandonato, il “Piano Madagascar” fu in alcuni casi designato dai dirigenti tedeschi col nome di «soluzione  finale della questione ebraica».  Come ricorda lo storico ebreo Léon Poliakov nel suo “Le procès de Jérusalem” (pag. 152): “Jusqu’à son abandon le Plan Madagascar fut parfois désigné par le dirigeants allemands comme la «solution finale de la question juive»*.

Come abbiamo visto, il “piano Madagascar” fu troppo complicato logisticamente e, allo stesso tempo, superato dagli eventi, in particolare grazie alla disponibilità di terre esterne al Reich nell’est europeo (in seguito alla campagna di Russia).

Prima che si avesse questa disponibilità, nel maggio 1940, Heinrich Himmler si dichiarava favorevole all’idea [del Madagascar] sostenendo che essa rappresentava la migliore soluzione volendo respingere “il metodo bolscevico dello sterminio fisico di un popolo”. Tra Himmler ed Hitler seguirono nello stesso anno diversi colloqui sull’argomento e il Führer giudicò l’idea “molto valida e corretta”.

Hans Frank, all’epoca a capo del Governatorato Generale in Polonia, accolse il parere di Hitler con entusiasmo. Quasi due milioni di ebrei polacchi e i superstiti ebrei tedeschi erano stati inviati nella sua area di competenza. La soluzione Madagascar rappresentava per Frank la liberazione di un fardello che si faceva di giorno in giorno più difficile da sostenere. In una riunione a Cracovia Frank dichiarò: “Non appena le comunicazioni via mare permetteranno l’imbarco degli ebrei saranno imbarcati pezzo per pezzo, uomo per uomo, donna per donna, ragazza per ragazza. Spero signori che non avrete lamentele su questo conteggio”

Ancora il 7 marzo 1942, Goebbels aveva scritto sul suo diario, circa la questione ebraica, che la collocazione ad oriente poteva essere una soluzione provvisoria in direzione di una sistemazione “insulare”. Nel testo si poteva leggere: «tanto, per cominciare, dovranno essere tutti confinati in Oriente [gli ebrei]; è possibile che dopo la guerra venga assegnata loro una isola, per esempio Madagascar»**.

Opzioni e dichiaraziono come  quelle appena indicate stimoleranno in Francia la proposta da parte di un gruppo sionista-revisionista per una evacuazione sempre extra-europea ma in direzione di uno stato ebraico da fondarsi su Palestina, Transgiordania e Sinai.

Sarà in particolare sulla base di un discorso che Goebbels avrebbe pronunciato marzo 1943 – dal quale si poteva desumere l’apprezzamento tedesco per «la fondazione di uno Stato ebraico ed un esodo generale verso questo Stato»*** – che si sarebbe prodotta la proposta Catry-Cohen appena accennata.

L’asse Roma Berlino Tel Aviv affronta questo argomento nel Capitolo III a pag. 165 e alle pagg. 188-189,

tra le opere citate in questo articolo [*R. Manvell, H. Fraenkel, Vita e morte del dottor Goebbels, Milano 1961;  **Leon Poliakov, Le procès de Jérusalem, Paris 1963; ***M. R. Marrus, R. O. Paxton, Vichy et les Juifs, Librairie generale francaise, 1990; le parti sottolineate sono tratte dal sito: http://www.olokaustos.org/archivio/sunti/madaga.htm%5D

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